Dare le dimissioni sembra semplice: una comunicazione, una stretta di mano, l'ultimo giorno. In realtà ci sono cinque passaggi, e sbagliarne uno può costarti una parte dell'ultima busta paga o la disoccupazione. Nella guida li trovi nell'ordine in cui vanno fatti, con una checklist da spuntare prima di premere "invia". Qui sotto il riassunto.
1. Il preavviso
I giorni di preavviso li stabilisce il tuo contratto collettivo, in base al livello e all'anzianità. Se non lo rispetti, l'azienda può trattenerti dall'ultima busta paga l'importo dei giorni mancanti. Se vuoi uscire prima, puoi chiedere di rinunciare al preavviso, con un accordo scritto.
2. La data giusta
Nel modulo online non si mette la data di oggi, ma la data di decorrenza: il giorno successivo al tuo ultimo giorno di lavoro, quando il preavviso è finito. E l'ultimo giorno vale soldi: per il TFR una frazione di mese di almeno 15 giorni conta come mese intero.
3. Il modulo online
Dal 2016 le dimissioni si danno solo online, sul sito del Ministero del Lavoro con SPID o carta d'identità elettronica, oppure tramite un patronato, un sindacato o un consulente del lavoro. Una lettera da sola non basta.
4. Sette giorni per ripensarci
Entro 7 giorni dall'invio puoi revocare le dimissioni con la stessa procedura. Dopo, non si torna indietro.
5. La NASpI, e due trappole
Con le dimissioni volontarie la disoccupazione non spetta, salvo la giusta causa e il periodo tutelato di maternità o paternità. E dal 2025 ci sono due trappole da conoscere:
- Sparire dal lavoro sperando nel licenziamento. Oltre il termine del contratto collettivo, o 15 giorni se il contratto non dice nulla, l'assenza ingiustificata può chiudere il rapporto come se ti fossi dimesso. Senza NASpI.
- Lasciare un tempo indeterminato per un lavoro che finisce presto. Se perdi il nuovo lavoro entro 12 mesi dalle dimissioni, la NASpI spetta solo con almeno 13 settimane di contributi maturate dopo le dimissioni.
Le dimissioni non sono un gesto, sono una procedura. Chi la conosce esce con tutto quello che gli spetta.
La guida dà informazioni generali, aggiornate a ottobre 2026, con le fonti normative in fondo. Non sostituisce il parere di un consulente del lavoro o di un patronato, che può valutare il tuo caso e il tuo contratto.
