Ogni settimana parlo con persone che stanno per firmare il loro primo contratto. Laureati, diplomati, ragazzi brillanti, spesso preparatissimi nella loro materia. E ogni settimana mi accorgo di quanto poco sappiano di una cosa che li riguarda da vicino: i loro soldi.
Non sanno leggere una busta paga. Confondono lordo e netto, e scoprono solo al primo accredito che la cifra di cui abbiamo parlato al colloquio non è quella che arriva sul conto ogni mese. Non sanno cos'è un IBAN finché l'amministrazione non glielo chiede. Hanno una carta sul telefono, ma non sempre sanno se è di debito, di credito o prepagata.
E non riguarda solo chi inizia. Da quando ho aperto il mio canale TikTok lo leggo ogni giorno nei commenti e nei messaggi: persone che lavorano da anni e non sanno leggere la propria busta paga. Una delle domande che torna più spesso è perché, dopo il rinnovo del contratto nazionale, lo stipendio sia rimasto identico. Quasi sempre la risposta è una voce che nessuno ha mai spiegato loro: il superminimo.
Il superminimo è la parte di stipendio che l'azienda riconosce in più rispetto al minimo del contratto collettivo. Nella maggior parte dei casi è assorbibile: quando il minimo aumenta con un rinnovo, il superminimo si riduce della stessa cifra e in tasca non arriva niente di più. Scoprirlo è semplice. Basta rileggere la lettera di assunzione: se non c'è scritto "non assorbibile", quasi certamente lo è. E dopo un rinnovo si vede anche in busta paga, perché il minimo sale e il superminimo scende.
Sono informazioni che nel corso degli anni valgono parecchi soldi. E nessuno gliele ha mai date.
Non è un problema di intelligenza
Nessuno gliel'ha mai spiegato. A scuola si studiano le equazioni e le guerre puniche, a casa spesso di soldi non si parla, o se ne parla solo quando mancano. Così si arriva a venticinque anni con un contratto in mano e nessuna delle basi per gestire quello che produce.
E le conseguenze le vedo anche nel mio mestiere. Chi non capisce la propria busta paga non sa trattare sulla retribuzione, perché non sa cosa sta negoziando. Chi non ha mai messo da parte niente accetta il primo lavoro che capita, anche quando è quello sbagliato, perché non può permettersi di aspettare.
Il primo stipendio non insegna a gestire i soldi. Mette alla prova quello che si è imparato prima.
Cosa manca, in concreto
- La busta paga. Lordo, netto, contributi, tredicesima. Poche parole che decidono come leggerai ogni offerta di lavoro della tua vita.
- Il conto e le carte. Cos'è un IBAN, che differenza c'è tra debito, credito e prepagata, perché un bonifico non si annulla con un clic.
- Il risparmio. Mettere da parte una quota prima di spendere, non quello che avanza a fine mese.
- Le truffe. Il messaggio che sembra della banca, il link che chiede il PIN, l'offerta troppo bella per essere vera. I ragazzi sono online molto prima di avere un conto, e chi truffa lo sa.
La scuola ha la regola, mancano gli strumenti
Qualcosa si è mosso. Con la legge 21 del 2024 l'educazione finanziaria è entrata nell'insegnamento dell'educazione civica, in tutte le scuole. È un passo giusto. Ma una legge dice cosa insegnare, non come. Parlando con insegnanti e genitori ho capito che il vero vuoto è pratico: servono materiali pronti da usare in classe, scritti con il linguaggio di un ragazzo di dodici anni e non con quello di un contratto bancario.
Perché ho creato Raccontocorrente
È per questo che ho creato Raccontocorrente, un sito di educazione finanziaria per bambini e ragazzi. Lo racconta Tino, un centesimo che spiega a fumetti come funzionano il conto corrente, le carte e la banca. Ci sono storie brevi, giochi e quiz, perché a dodici anni si impara meglio giocando che leggendo una definizione.
Per chi insegna ci sono schede gratuite per la scuola media, pronte per una lezione e senza registrazione. Per le famiglie c'è una guida per genitori, divisa per età, su come iniziare a parlare di soldi a casa.
Cosa puoi fare da domani
Se hai un figlio o una figlia tra i dieci e i quattordici anni, non serve aspettare la scuola. Bastano piccole abitudini.
- Una paghetta vera. Con una regola semplice: una parte si mette da parte prima di spendere. Qui c'è un metodo pratico per gestire la paghetta.
- Una busta paga sul tavolo. La tua o una di esempio, per spiegare perché il numero in fondo è più basso di quello in alto.
- Un SMS truffa letto insieme. E una domanda sola: cosa c'è che non torna?
Il primo stipendio arriva a venticinque anni. Ma si prepara molto prima, a dodici, quando i soldi sono ancora pochi e gli errori costano poco.
